Thich Nhat Hanh
Thich Nhat Hanh, nato in Vietnam nel 1926, è monaco buddhista nella tradizione Zen. Ha sempre affiancato alla pratica religiosa un impegno sociale e politico per la pace, contribuendo alla creazione di uno dei più significativi movimenti di resistenza nonviolenti del secolo. E' stato candidato al Nobel per la pace da Martin Luther King. Vive in esilio in Francia, dove ha fondato una comunità di monaci e laici, Plum Village.

 


Dai Discorsi di Thich Nhat Hanh

Sorridere a voi stessi è un atto molto gentile nei vostri confronti, perchè state soffrendo e quando soffrite avete bisogno di amore. Voi siete la prima persona che può offrirvelo, non aspettate che sia un'altra a farlo.

La pratica della meditazione è la pratica del guardare in profondità nella natura delle cose. E quando sarete in grado di guardare nella natura delle cose otterrete la comprensione, che può liberarvi dalla vostra sofferenza.

Nel buddhismo la liberazione avviene attraverso l'intuizione, non attraverso la grazia, e quell'intuizione non sarà possibile senza la pratica della meditazione e del guardare in profondità.
Non perdete neanche un minuto delle vostre giornate, ogni minuto della vostra giornata può essere utilizzato per generare l'energia della presenza mentale:camminando, respirando, sedendo.
Inspirate, godetevi il vostro respiro e dite:"Sono arrivato". Lo scopo è smettere di correre. Quando espirate dite:"Sono a casa", e la vostra casa comincerà a rivelarvisi.

Dovrebbe esserci sempre al vostro interno una specie di dialogo permanente con voi stessi, così che possiate scoprire qual è il sentiero da percorrere. E, quando conoscerete il vostro sentiero, smetterete di soffrire.

Quando fate qualcosa per far sentire un altro sollevato, improvvisamente vi sentite molto felice. Se non avete la possibilità di fare qualcosa per dar sollievo a qualcun altro ma desiderate essere in grado di farlo, già quella voglia vi renderà più felice. Chi non ha l'energia dell'amore, chi non ha nessuna voglia di amare, è perso, molto solo e molto infelice.

Quando ero bambino, di tanto in tanto, avevo la febbre, soffrivo molto e il mio corpo era molto caldo. Quando mia madre mi veniva vicino e mi metteva la mano sulla fronte, mi sentivo meravigliosamente. Sentivo molto sollievo, soffrivo molto meno. Una volta cresciuto ne ho sentito molto la mancanza.
Un giorno, mentre guardavo in profondità nella mia mano, vidi che la mano di mia madre era ancora a mia disposizione nella mia mano, che la mia mano è la continuazione della mano di mia madre. Con questa comprensione mi misi la mano sulla fronte, era esattamente la mano di mia madre, ho sentito immediatamente sollievo e ho sofferto molto meno.

Affinchè nel nostro corpo e nella nostra anima possa avvenire una guarigione, dovremmo imparare a permettere sia al corpo sia alla coscienza di riposare. Nessuno sforzo dovrebbe essere fatto nè dal corpo nè dalla coscienza. Questo è shamatha, la pratica del fermare e calmare, ed è qualcosa che va imparato. La pratica di shamatha, fermare, è la pratica del non fare niente.
Abbiamo per tanto tempo sacrificato il momento presente considerandolo solo un mezzo per ottenere le cose in futuro, ma questa è una tendenza da interrompere.

Ognuno di noi sente ogni tanto di essere vittima di ingiustizie. Siamo sempre pronti a parlare con gli altri delle nostre sofferenze e di quante ingiustizie abbiamo ricevuto. Ma secondo gli insegnamenti del Buddha, potrete riparare a quell'ingiustizia soltanto dentro di voi, potete solo trascenderla, trasformandola.
Non cercate di sopportare, non sopprimete la vostra sofferenza, praticate soltanto per far sì che il vostro cuore si espanda come il fiume e allora non dovrete sopportare niente, non ci sarà bisogno di soffrire.
Questa è la vera pratica della pazienza. Nell'insegnamento buddhista la pazienza non è cercare di mandar giù l'ingiustizia o di sopportarla, ma di abbracciarla interamente con il nostro grande cuore.

Il Buddha ha detto che quando si viene colpiti da una freccia si soffre molto, ma se una seconda freccia vi colpisce esattamente nello stesso punto della prima, soffrirete non il doppio, ma forse trenta quaranta volte di più.

Siamo stati alberi, piante, erbe, minerali, scoiattoli, cervi, scimmie e animali unicellulari, e tutte queste generazioni di antenati sono presenti in ogni cellula del nostro corpo come in ogni cellula della nostra mente. Noi siamo la continuazione di questa corrente di vita.
Quando cucinate un piatto particolare, qualcosa che avete imparato da vostra madre o da vostro padre, quel piatto che è stato trasmesso per generazioni e generazioni nella vostra famiglia, dovreste guardare la vostra mano e sorriderle, perchè quella è la mano di vostra madre e di vostra nonna. Tutte le persone che in passato hanno cucinato quel piatto ora lo stanno cucinando con voi.
La psicologia occidentale ci aiuta a guarire e a rendere l'io più stabile e sano, ma è ancora intrappolata nell'idea di un sè separato e per questo, anche se può portare un po' di trasformazione, non può arrivare molto lontano.
Il modo migliore per guarire è la pratica del non-sè. Praticare il non-sè vuol dire uscire dalla ristretta idea di sè e vedere l'intima relazione tra quello che è sè e quello che non è sè.

E se guardiamo più da vicino vediamo che anche tra noi e la nuvola che fluttua nel cielo c'è un cordone ombelicale.
Meditare significa questo, esercitarsi a guardare in modo tale da vedere la natura dell'interconnessione di ogni cosa e un giorno vi accorgerete che l'idea che ci siano un fuori e un dentro è solo un'idea.

Vedrete che voi non siete i soli responsabili per quelle cose che in voi stessi non vi piacciono. La vostra società e i vostri genitori ne sono ugualmente responsabili. Vi hanno trasmesso questi semi perchè non hanno avuto la possibilità di riconoscerli e di trasformarli. Ora voi avete questa opportunità di riconoscerli e di imparare dei modi per trasformarli.
Fate il voto di trasformarli per il vostro bene e per il bene dei vostri antenati, dei vostri genitori e della società, questo è il voto di un grande essere.

La meditazione buddhista può addirittura aiutare a tornare alla vostra tradizione e alle vostre radici spirituali, a far pace con essa e aiutarla a rinnovarsi.
Praticando la meditazione buddhista venite incoraggiati a non escludervi dalla vostra società e cultura, perchè una persona esclusa dalla propria cultura non può essere una persona felice.

Ci sono persone che fanno cose cattive. Ci si sente meglio a essere arrabbiati con loro, ma chi sono loro? Chi sei tu?
Su una nave di rifugiati ci fu un pirata che violentò una ragazzina. Quando il padre della ragazza provò a intervenire fu buttato a mare e affogò. Dopo aver subito la violenza, la ragazza era così piena di vergogna e di dolore per la morte del padre che si buttò a sua volta in mare e affogò.
Ricordo quella mattina in cui lessi il rapporto su questa ragazzina: non feci colazione, andai nel bosco, praticai la meditazione. Sentivo di essere stato violentato anch'io e all'inizio ero molto arrabbiato.
Quella notte, in meditazione, vidi me stesso nato in un villaggio di pescatori. Vidi me stesso nato in un famiglia di un povero pescatore. Mio padre si ubriacava ogni notte e ogni volta mi picchiava. Mia madre non sapeva nè leggere nè scrivere, non sapeva come tirar su un figlio e io diventavo un delinquente, che giocava nel villaggio con gli altri ragazzini delinquenti. Vedevo ragazzi vestiti con abiti bellissimi che andavano a scuola con le loro belle automobili e sentivo che non avrei mai potuto godere di una vita come quella.
Ora sono pescatore anch'io. Ieri un pirata mi ha detto che i rifugiati spesso portano con sè dell'oro e se io andassi con lui anche solo per una volta sarei in grado di uscire da questa povertà e potrei vivere come gli altri. Per questo sono diventato un pirata e ho violentato la ragazzina.
Nella mia meditazione ho visto il pirata. Se fossimo nati nella situazione di quel pirata, sia voi che io saremmo potuti diventare dei pirati. Quando fui capace di vedere tutto questo, la compassione cominciò a sgorgare dal mio cuore.
Si può sparare loro addosso, d'accordo, ma non si risolve il problema.Ci sono cose migliori da fare per impedire loro che siano quello che sono adesso, ma questo è il lavoro dell'amore. Ma questo non significa permettere loro di continuare il crimine, la violenza o la distruzione, no. Io farei qualunque cosa per impedir loro di causare altro danno, ma questo non mi impedisce di amarli.
Tu dici che la rabbia è una formidabile sorgente di energia, ma la rabbia ti impedisce di essere chiaro nella mente. La compassione è un altro tipo di energia.
Spesso pensiamo che il male sia soltanto dall'altra parte, negli altri, dovremmo invece sapere che è dentro ognuno di noi. La nostra visione dovrebbe essere molto chiara per vedere che nelle persone ci sono semi negativi e semi positivi. Questo lavoro richiede una strategia.
Sappiamo che solo l'amore, la compassione e la comprensione possono veramente portare un cambiamento, perchè l'odio non può essere eliminato dall'odio.

Dunque, al tempo del Buddha, ce n'erano tanti di filosofi e insegnanti spirituali e molti di loro passavano il tempo a discutere e argomentare sulle quattro proposte: "Essere", "non essere", "nè essere, nè non essere", sia essere sia non-essere". Era molto pericoloso incontrare un gruppo di filosofi, incontrarne uno era già abbastanza pericoloso: il pericolo era di perdere tutto il tempo.
Un giorno un giovane monaco, Aniruddha, mentre andava in giro per la questua, incontrò un gruppo di filosofi. Lo fermarono per la via e gli fecero molte domande:"Caro monaco, dicci, quando il Buddha morirà, continuerà a essere o non esisterà più, oppure nè esisterà nè non-esisterà, oppure sarà sia esistente sia non esistente?". Il monaco non seppe rispondere.
Quando il monaco tornò al monastero, si presentò davanti a Buddha e gli raccontò tutta la storia. "Caro maestro, la prossima volta cosa dovrò fare perchè le mie affermazioni possano essere in accordo con il tuo insegnamento?".
"Aniruddha, ricorda, quello che ho insegnato è solo la sofferenza e la via che porta fuori dalla sofferenza. Io non insegno questo tipo di speculazioni.Non abbiamo tempo da sprecare in queste speculazioni".

C'è differenza tra fiore e floreità. Il fiore può morire, ma la floreità no. Anche se un fiore è diventato immondizia, sappiamo che potremo avere un fiore di nuovo.Un fiore può morire, ma la floreità rimane, è qualcosa che c'è sempre. La floreità non è una cosa, è la natura di una cosa.

Se veniamo tagliati fuori dal rapporto con gli antenati ci ammaleremo, come un albero senza radici.

Cartesio disse:"Penso dunque sono". Ma se qualcuno arrivasse e chiedesse:"Tu sei, ma sei cosa?", si rimarrebbe imbarazzati.Questa è una domanda molto difficile.
"Chi sei tu?". A volte si deve praticare per anni e anni per essere in grado di sapere chi si è e per poter dire a un'altra persona chi siamo.

Mettete da parte del tempo per voi stessi. State con la vostra presenza mentale, state con il vostro respiro, così ogni volta che la gioia si manifesta potrete dire: "Ah, questa è gioia". Ma sapete già che anche questa gioia è impermanente. Così non sarete troppo eccitati, perchè saprete che scomparirà presto. Ed è una cosa che dà forza poter sorridere alla vostra gioia e dire:"Cara gioia, io so che ci sei e che sei impermanente, e quando sparirai non sarò scombussolato. Tornerai di nuovo, lo so". E anche quando la tristezza si manifesterà direte:"Ciao, cara mia vecchia amica, il tuo nome è tristezza. Io so che anche tu sei impermanente. So che ogni tanto vuoi stare con me, va bene, ma so che svanirai e che ci rivedremo in futuro". Se saprete farlo, sarete forti, non sarete vittima della gioia e della tristezza.

Nella nostra mente, nascere vuol dire che da niente improvvisamente diventiamo qualcosa. Questa nozione di nascita è una percezione sbagliata.Chiediamoci se il foglio era stato già qualcosa prima di nascere. Guardando profondamente nel foglio di carta possiamo vedere l'esistenza degli alberi e delle foreste; possiamo vedere il sole, la pioggia, la terra e ogni cosa, tutte in questo foglio di carta. Prima di nascere come foglio di carta era già stato un albero, una nuvola e il sole splendente. E quel momento che crediamo sia stato la nascita in realtà è soltanto un momento di continuazione.
Abbiamo la nozione di essere e di non-essere.Prima della manifestazione la definiamo come "non-essere", durante la manifestazione la definiamo come "essere" e dopo la cessazione della manifestazione la ridefiniamo "non essere".
Il Buddha ci direbbe che la realtà va al di là dell'idea di uguale e diverso. Per questo, negli insegnamenti del Buddha "essere o non essere, non è questo il problema". Lavoiser, non aveva studiato il buddhismo, ma ha detto:" Niente nasce, niente muore".
Se guardiamo in profondità nella nostra vera natura scopriremo che quella natura è la natura "della non nascita e della non morte", "del non andare, non venire". Se sarete capaci di toccare questa vostra vera natura, sarete liberi dalla paura e da ogni tipo di afflizione.

Dovete servire il mondo con la vostra presenza, dovete offrire al mondo la vostra presenza autentica, essere in pace, essere solidi, essere compassionevoli, essere comprensivi. Queste qualità possono essere coltivate dalla vostra pratica quotidiana.

E' importante essere aperti. Godetevi la trasformazione e la guarigione, ma non pensate di aver imparato abbastanza. Siate aperti, così imparerete di più, e quello che avete imparato non diventerà un ostacolo.

Chiamate il vostro nome e sorridete al lui o alla lei che siete. E' molto importante. E' qualcuno che avete trascurato molto e che ha sofferto abbastanza. Ora ha bisogno della vostra attenzione, della vostra consapevolezza, del vostro abbraccio consapevole. Dovreste richiamare il vostro nome alla vostra mente con molto amore e compassione.

Il compito più urgente per tutti è quello di ritornare alle radici spirituali della propria tradizione, cercando e ristabilendo i valori e le comprensioni profonde comuni.

Quando un albero in giardino muore, ci si può scordare di tutti gli altri che sono ancora vivi, si può lasciare che la sofferenza ci domini e improvvisamente perdere tutto.

Succede molto spesso che cerchiamo programmi televisivi, storie, conversazioni, o anche cibo, cerchiamo insomma qualcosa per coprire la nostra sofferenza. Ma la vera soluzione non è il divertimento. Dovremmo cercare un significato per la nostra vita, dovremmo essere in grado di sviluppare in noi l'amore, la comprensione e la compassione. Sono questi gli elementi che nutrono e guariscono le persone.

Quello che ho imparato dall'insegnamento e dalla pratica è che l'amore è impossibile senza la comprensione. Ci vuole tempo per guardare e per poter comprendere.

Il vero amore contiene l'elemento della gentilezza amorevole, che è la capacità di offrire felicità. Per rendere felice una persona bisogna esserci. Si dovrebbe imparare a guardarla, a parlarle. Rendere un'altra persona felice è un'arte che si impara.
Il secondo elemento che compone il vero amore è la compassione, la capacità di togliere il dolore, di trasformarlo nella persona che amiamo. Anche in questo caso bisogna praticare il guardare in profondità per riuscire a vedere che tipo di sofferenza ha in sè quella persona. Spesso avviene che l'altra persona, compresa e sostenuta, sarà in grado di affrontare più facilmente le difficoltà della sua vita, perchè sentirà che siete dalla sua parte.
Il terzo elemento è la gioia. Il vero amore vi deve portare gioia e felicità, non sofferenza giorno dopo giorno.
Il quarto e ultimo elemento è la libertà. Se amando sentite di perdere la vostra libertà, di non avere più spazio per muovervi, quello non è vero amore.

 

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