L'efficacia della psicoterapia

 

Una psicoterapia richiede un investimento di tempo, di denaro e di energie notevoli. Spesso, la si affronta vincendo pregiudizi e resistenze, convinti che sia il modo più efficace per affrontare determinati problemi di natura psicologica.
Di fronte a medici di base spesso impreparati e alla carenza di informazioni, spesso, nella ricerca di uno psicoterapeuta, si finisce per ricorrere all'elenco telefonico, a nomi pubblicizzati in qualche sito internet, o ci si affida al consiglio di qualche amico.

Ma, può capitare di apprendere che esistono più di 200 tipi di psicoterapie diverse e che solo di una piccola parte di esse è stata valutata in modo rigoroso l'efficacia. Questo, come affermano Morosini e Michielin, nell'articolo citato:"...induce a dubitare delle affermazioni degli psicoterapeuti sulla efficacia della loro forma particolare di psicoterapia."
Oppure, ancora, può succedere di leggere, nell'interessante articolo di E. Sanavio, indicato nelle fonti:"La psicoterapia ha un grado di efficacia non elevato, ma collocabile tra le pratiche mediche correntemente in uso e considerate comunemente efficaci."; "Questa può provocare anche effetti di deterioramento: peggioramento dei sintomi esistenti o comparsa di ulteriori problemi, ritardo nell'applicazione di trattamenti alternativi più efficaci."; "La psicoterapia può essere utile, inutile o dannosa a secondo che si tratti di un tipo di psicoterapia o di un'altra, di una patologia o un'altra, di un paziente con determinate caratteristiche o un altro.".

Allora, alla luce di questi dati, si pone con forza la necessità di fare scelte più consapevoli e oculate, basate su informazioni chiare e obbiettive.
Purtroppo però, l'informazione per i non addetti ai lavori è scarsa, lacunosa sotto diversi profili e di non facile reperibilità.

 

Il concetto di efficacia è controverso e non univocamente determinato,anche se, riflettere sul problema in modo più rigoroso è sicuramente un passo avanti. Infatti, in passato il quesito non si poneva neanche, oppure la validità di una psicoterapia era solo "teorica" o fondata sull'esame di singoli casi clinici.

Alcuni autori ritengono che una psicoterapia sia efficace quando comporta:
-Estinzione dei disturbi presentati all'inizio della cura e il non ripresentarsi di questi nel tempo;
-Miglioramenti di competenze sociali, soddisfazione sessuale e relazionale, capacità di performance professionali o interpersonali.

Altri, invece, affermano che questo non sia sufficente: è necessario che sia la terapia specifica artefice dei miglioramenti descritti. Occorre dunque che il risultato non sia imputabile al decorso spontaneo dei sintomi (remissione spontanea); occorre escludere miglioramenti dovuti alla semplice instaurarazione di una relazione profonda di dialogo, sostegno e accoglimento; bisogna anche poter escludere un probabile effetto placebo, fondato sulla mera convinzione, di paziente e terapeuta, della validità del lavoro che si svolge.
Questa analisi è molto difficoltosa. Nella psicoterapia, infatti, entrano in gioco la personalità di paziente e terapeuta e le variabili sono talmente tante da essere difficilmente controllabili. Ogni persona è unica e, dunque, esiste sicuramente qualcosa di imponderabile nella determinazione dell'efficacia della stessa.

Gli studi sulle psicoterapie validate empiricamente, poi, lasciano indeterminato il concetto di efficacia perchè, o lo riferiscono a una superiorità statisticamente significativa rispetto a placebo o a trattamenti farmacologici e psicologici non meglio identificati, oppure, addirittura, lo collegano a una equivalenza rispetto a psicoterapie...considerate comunemente efficaci.

Infine, occorre rilevare che, in molte ricerche si parla di efficacia solo in termini di miglioramento e non di vera e propria guarigione.

 

Giorgio Nardone, nel libro citato tra le fonti, riporta i risultati di varie ricerche sulla efficacia di alcuni tipi di psicoterapia. A seconda della tipologia di disturbo, le percentuali di efficacia sono comprese tra:
-Psicoterapie a orientamento psicoanalitico:40% - 80% (Le misurazioni sono spesso carenti nel distinguere i dati relativi a disturbi specifici diversi);
-Terapie comportamentiste:60% - 75% (Queste, però, portano a cambiamenti superficiali e, dunque, frequenti sono le ricadute);
-Terapie familiari:50% - 70% (Sono poco indicate per fobie e ossessioni);
-Terapie rogersiane:50% - 70% (Sono limitate a disturbi lievi);
-Psicoterapie cognitive:60% - 75% (L'applicabilità è estesa a tutte le forme di nevrosi);
-Psicoterapie brevi-analitiche:50% - 75% (L'applicabilità è limitata solo ad alcuni tipi di disturbi);
-Psicoterapie brevi-strategiche:60% - 90%.

I dati suindicati hanno, purtroppo, una utilità pratica un po' limitata. Manca, infatti, l'indicazione dell'efficacia, individuata per i singoli disturbi. Inoltre, le percentuali sono eterogenee e non realmente confrontabili, in quanto provengono da molteplici ricerche, realizzate con metodologie diverse, talvolta riferentesi anche a un concetto di efficacia non corretto.

 

Negli ultimi anni, è stata avvertita l'esigenza di sottoporre a rigoroso riscontro sperimentale l'efficacia delle psicoterapie, nell'ambito di un più vasto movimento chiamato "salute mentale basata sulle evidenze".
Sono stati realizzati parecchi studi, tra i quali, soprattutto, quelli promossi, a partire dagli anni '90, dall'American Psychological Association (l'associazione che riunisce la gran parte degli psicologi americani).
Anche se nuove ricerche si aggiungono ogni anno, le psicoterapie valutate sperimentalmente non sono ancora molte. Dunque, occorre non farsi trarre in inganno: i risultati non indicano i soli trattamenti efficaci per i disturbi specifici, ma solo quelli efficaci tra i pochi sottoposti a sperimentazione. Bisogna anche rilevare, in tale contesto, la mancanza di chiarezza nella definizione del concetto stesso di efficacia, come si faceva notare più sopra.

Limitando il nostro sguardo ai risultati di più sicuro rigore, nelle ricerche citate il dato più significativo e univoco è la provata efficacia della psicoterapia cognitivo-comportamentale per alcuni dei principali problemi psicologici, come i disturbi da attacchi di panico (con o senza agorafobia), l'ansia, la depressione, la bulimia e la fobia sociale.
Inoltre, la terapia basata sull'esposizione risulta efficace per l'agorafobia, per le fobie, per il disturbo ossessivo-compulsivo, per la fobia sociale e per il panico, mentre il rilassamento applicato risulta valido per il trattamento del disturbo d'ansia.

 

Quanto suesposto non permette certo di avere un quadro esauriente della tematica trattata, ma aiuta almeno a farsi qualche idea.
Sapere è potere e, nel campo del disagio psicologico, non posso far finta di ignorare che, spesso, manca da parte degli operatori del settore, un serio interesse ad una informazione di carattere divulgativo, chiara, oggettiva e di stampo non promozionale.

 

 

 

FONTI

-GIORGIO NARDONE- Manuale di sopravvivenza per psico-pazienti - Ponte delle Grazie

-EZIO SANAVIO- La porta della psicoterapia - su Psicologia Contemporanea SET.- OTT. 2002 n. 173- Giunti

- P.L. MOROSINI , P. MICHIELIN - Efficacia delle psicoterapie sul sito: Salute mentale

- D.L. CHAMBLESS -"Criteri per giudicare una psicoterapia " e " Esempi di trattamenti validati empiricamente". sul sito: PSYCOMEDIA

-R.J. DE RUBEIS & P. CRITS-CRISTOPH - "Trattamenti validati empiricamente ..." sul sito: PSYCOMEDIA

 

 

 

 

 

 

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