-Volete essere? C'è questo. Bisogna che s'intrappoli l'essere in una forma [...]-  (L. Pirandello)

L'autore, personaggio inafferrabile ed eclettico, in questo breve romanzo è riuscito, con naturalezza, a fondere le diverse prospettive filosofiche, artistiche, spirituali e letterarie in esperienza esistenziale e modo di vivere.
La trama, su un certo piano, è semplice ed essenziale: il protagonista, enigmaticamente, perde le tracce del suo migliore amico e maestro di vita ed inizia a cercarlo, in una ricerca che via via rivolgerà sempre più dentro sè stesso.
Ma, l'intera vicenda si svolge in una atmosfera rarefatta e sospesa, incantata e spiazzante, dove ciò che è comune riesce a emanare un senso, una storia, un significato; dove la medesima capacità dei bambini di guardare il mondo con meraviglia, sembra resistere in artisti, filosofi e in chi vive al di fuori dell'aridità del "pratico"; dove la capacità di saper giocare ancora con la realtà diventa indispensabile strumento per comprenderla, interpretarla, smarcarla e autentico atto di amore per l'esistenza.
Sullo sfondo, è la vita, la vita "pratica", a imporre le proprie regole, i propri dilemmi, il proprio paradigma, proponendo, in fin dei conti, la propria ineluttabilità, che si può solo accettare e far propria o riuscire a trascenderla, se non si vuole finire nello "...spazio vuoto tra la facciata anteriore e quella posteriore di un sottile foglio di carta...".
Infatti, la narrazione lascia trasparire nel protagonista, in modo lieve, e per questo più struggente, il senso di vuoto, la solitudine, la tristezza e un cammino intriso di perdite, abbandoni e ambigue scomparse. Quando gli altri appaiono e sembrano promettere, ma spesso inspiegabilmente svaniscono, mostrando la fragilità di ogni rapporto umano. Quando anche l'amore non è sicuro approdo per l'anima e mostra tutta la sua caducità. Quando chi mostra profondità e originalità di pensiero rischia l'emarginazione.
L'autore ci lascia con un interrogativo inquietante e silenzioso. C'è posto per un'anima "contemplativa" in un mondo essenzialmente e profondamente pratico, o è destinata a vagare in un eterno non-essere?
Dunque, la ricerca continua, perchè "La vita vera...non può che essere ricerca"

Attilio Fortini - IL PELO DELL'ACQUA - Prospettiva editrice


L'autore di questo saggio, famoso psicologo americano, ci spiega che, disagi interiori, quali il senso di vuoto, i comportamenti ossessivo-compulsivi, la sete insaziabile di affetto e attenzioni; problemi relazionali dovuti all'oscillazione tra paura dell'abbandono e quella del soffocamento;il perdere contatto con se stessi. , sono alcuni dei sintomi di ferite emozionali che abbiamo subito da bambini. L'adulto non può più soddisfare i bisogni che non lo sono stati nell'infanzia e questi lo condizionano..Forte di una travagliata esperienza personale, attingendo anche a teorie e tecniche di altri studiosi, l'autore ci guida ,nelle varie fasi evolutive, verso il recupero del nostro bambino ferito. Infatti, solo esprimendo le emozioni represse, lavorando sul dolore originale, addolorandoci per la perdita, possiamo guarire. E questa è capace di sprigionare tutto il potenziale di creatività, meraviglia, curiosità e gioia di vivere del bambino. Libro capace di dare forti emozioni, da leggere assolutamente.

J. Bradshaw - Come ritrovarsi - Ed. Sperling

   
Pur risentendo in modo negativo dello stile di certa manualistica americana, questo libro, efficacemente si colloca all'interno di una tendenza che si oppone agli ultimi sviluppi della psichiatria, volta a patologizzare qualsiasi disagio esistenziale. Contro la superficialità delle soluzioni farmacologiche, si propone qualcosa che in realtà è molto antico:la filosofia come modo di vivere, come metodo, come capacità di riflessione profonda. Dopo aver accennato brevemente alle tappe fondamentali del pensiero filosofico, l'autore ci illustra, con linguaggio molto semplice, come questa diversa prospettiva possa essere impiegata per affrontare i diversi problemi esistenziali, individuando nel counseling filosofico una alternativa della quale tener conto, in molti casi di disagio interiore.

L. Marinoff - Platone è meglio del Prozac - Ed. Piemme

   
Seligman, in questo saggio divulgativo, sulla scia delle teorie della psicologia cognitiva, esamina i diversi aspetti del pessimismo. Quest'ultimo è uno stile esplicativo, cioè un modo con cui abitualmente ci si spiega il perchè accadono le cose, che, come l'autore dimostra con studi molto seri, può essere causa di una cattiva qualità di vita, di un sistema immunitario più debole, dell'avere un lavoro peggiore di quanto si potrebbe e,soprattutto, della depressione.

Dunque, il pessimismo, considerato di solito uno dei sintomi della depressione, in questa chiave è visto invece come una delle cause. Ma, in quanto abitudine di pensiero, l'ottimismo può apprendersi. L'autore propone quindi un metodo di lavoro, chiamato ABC, con il quale imparare a diventare consapevoli dei proprio pensieri e credenze per poi discuterli e quindi eventualmente verificarne l'infondatezza.

M. Seligman - Imparare l'ottimismo - Ed. Giunti

   
La fobia sociale, "la paura persistente di una o più situazioni nelle quali l'individuo è esposto al possibile giudizio degli altri e teme di poter fare qualcosa o di agire in modo tale da rimanere umiliato o imbarazzato", è un problema spesso trascurato o non individuato che porta, nelle forme più gravi, a una grave menomazione nella vita di chi ne soffre. Con linguaggio chiaro e comprensibile, l'autore fa un'ampia panoramica sui diversi aspetti di questo problema, indica i criteri per diagnosticarla e le possibili terapie applicabili.Inoltre, teorizza che la sua origine sia da ricercare nella enfatizzazione da parte del soggetto delle dinamiche di predominio/sottomissione rispetto a quelle di cooperazione, entrambe operanti all'interno di ogni gruppo sociale.

J. R. Marshall - La paura degli altri - Ed. TEA

   

Hector è un giovane psichiatra, in tutto simile ad uno "vero", ma scontento di sè per non essere sempre in grado di aiutare i propri pazienti a essere felici. Ci sono "disgrazie così grandi che la psichiatria non può guarire" ma, soprattutto, non sempre l'infelicità è una malattia, che possa quindi guarirsi con pillole o psicoterapie.
Spinto dal proprio buon cuore, Hector, decide di capirne di più sulla felicità. Con la curiosità e la voglia di esplorare di un bambino, ma anche con tanta umiltà, prende il suo taccuino e si mette in viaggio. Viaggio che è anche metafora di un cambiamento d'atteggiamento e prospettiva nell'osservazione della realtà.
Hector non scoprirà grandi segreti, ma insegnamenti semplici che, però, "hanno il peso della vita", e sui quali può essere molto utile riflettere.
Un racconto semplice e delicato, tenero e toccante: quasi una favola. Contiene però una riflessione molto seria: la scienza, quindi anche la psichiatria, non ha la soluzione dei problemi esistenziali dell'uomo. Ed è molto significativo, a questo riguardo, che l'autore, François Lelord, sia proprio uno psichiatra.
Forse un po' ottimistico: ma le favole non sono anche speranza?

François Lelord - Il Viaggio di Hector o la ricerca della felicità - Ed. Corbaccio

 

 

 

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